Perché diffidare di un olio extravergine d’oliva a buon mercato


L’offerta di olio extravergine rientra in una fascia di prezzo molto ampia, ma cosa si cela dietro a una bottiglia di olio venduta a prezzi molto bassi? Ve lo spieghiamo in questo articolo

È un dato di fatto, nonostante sia un’eccellenza, l’olio evo è disponibile in vetrine virtuali e scaffali fisici di tutta Italia a prezzi totalmente differenti.
Se dopo aver letto il nostro articolo su come scegliere l’olio extravergine d’oliva migliore e quello in cui ci mettiamo a nudo e sveliamo per filo e per segno come si compone il prezzo di ogni nostro prodotto, ti stai ancora chiedendo come mai esistano ancora degli Oli extravergine a prezzi molto bassi, sappi che nella quasi totalità dei casi non si tratta di Olio extravergine d’oliva 100% italiano.
Ci sono infatti molti produttori che, purtroppo, scelgono di intraprendere la via più facile ma anche quella meno onesta, ponendo il guadagno in larga scala davanti alla  trasparenza, alla qualità e all’eccellenza.
Se percorrendo gli scaffali di un ipermercato dovessi imbatterti in oli extravergini d’oliva italiani che costano sotto 7€/ bottiglia da 75 cl, devi sapere che:

    • Ci sono molte probabilità che si tratti di olio d’oliva adulterato attraverso l’aggiunta di beta carotene e clorofilla e deodorati per sfuggire ai controlli
      • Non si tratta di olio 100% italiano (e quindi prodotto secondo le rigide regole e controlli della filiera italiana, non per semplice nazionalismo) ma
        • diluito con oli esteri di provenienza spagnola, tunisina e greca, nonostante l’etichetta dichiari e si vanti del “Made in Italy”
        • Diluito con altri oli vegetali
        • Non supportato da documentazione adeguata
        • Prodotto ignorando le regole della spremitura a freddo e degli standard di qualità

      Il problema di fondo è che gli italiani e il mercato dell’olio richiedono infinite quantità di olio in più rispetto a quello che gli oliveti italiani sono in grado di produrre.

      Parlando di numeri si tratta di 580 mila tonnellate di olio consumato da parte degli italiani di cui ne sono state esportate 190 mila contro le sole 182 mila tonnellate di olio d’oliva prodotto (stagione 2016/2017). Naturalmente ci si chiede com’è possibile che negli scaffali dei supermercati di tutta Italia siano presenti così tanti marchi e così tante etichette riportanti il fregio “100% Italiano”. Ecco che infatti sono state avviate numerose indagini e scovate numerose frodi e truffe ai danni non solo dei produttori di Olio che fanno di tutto per conquistare la fiducia del mercato attraverso la pratica della trasparenza a tutti i costi, ma soprattutto nei confronti dei consumatori che, credendo di risparmiare su un prodotto di qualità, portano invece a casa una raggiro, un prodotto contraffatto.
      Se poi aggiungiamo a queste dinamiche gli insuccessi delle ultime stagioni olearie a causa delle mutazioni climatiche, ci rendiamo conto di quanto l’appellativo “oro verde” sia quanto mai doveroso e come diventi ancora più improbabile la possibilità di acquistare un autentico Olio extravergine d’oliva italiano sotto i 7€/Bottiglia da 75cl.
      Per fortuna, sembra che qualcosa si stia muovendo in positivo.

      Come andrà la prossima stagione olearia?


      La stagione olearia 2019 promette molto bene rispetto alla tragica campagna dell’anno precedente. Il tempo atmosferico e la minore umidità hanno influito molto positivamente sulla produzione di olive, soprattutto nelle terre del sud.
      In particolare si distinguono la Puglia che con un +175% si prevede che produrrà più del 60% di tutto l’olio d’oliva italiano, tutto ciò nonostante la terribile infestazione del Salento da parte della Xylella*.
      Benissimo anche la Basilicata che, con una ripresa straordinaria riuscirà ad aumentare la produzione di olio di addirittura il 340%.
      Più ci si allontana dal sud, più purtroppo la situazione peggiora, soprattutto nel versante tirrenico dove addirittura scendiamo sotto le percentuali del 2018.  Lazio e Toscana raggiungono addirittura il - 19%.
      La stagione diventa critica nelle regioni del nord soprattutto il Liguria, Lombardia e Veneto, tutti con un -65% rispetto alla stagione olearia 2018.
      Buone notizie quindi, ma solo per gli olivicoltori del sud Italia che  dopo annate terribili, sembra che quest’annata sarà di qualità ma anche quantitativamente positiva. Molto meno invece per il resto d’Italia in cui non resta che sperare nella prossima stagione.


      *un batterio che si riproduce all’interno della pianta ospite provocandone patologie molto gravi, in misura talmente grave negli uliveti del Salento da essere stata nominata la peggior emergenza fitosanitaria al mondo.